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G.B. Canepa ("Marzo")
La nonna era genovese

Collana: I Portici
Formato: 12x19 cm
Pagine: 150
Prezzo: € 15
Isbn: 978-88-95952-45-1
 

G.B. Canepa ("Marzo")
La nonna era genovese

Umberto Vittorio Cavassa
I giorni di Casimiro

Mauro Alfredo Colace
Mantovani. Il sogno e la realtà

Mauro Alfredo Colace
Nessuna speranza

Carmelo Conforto
Onde

Nicoletta De Bellis
Fa' che non sia femmina

Ippolito Edmondo Ferrario
Miracolo a Castelvecchio di Rocca Barbena

Paolo Fiore
Pascolare il vento

Barbara Garassino
Passi fra le ombre

Giorgio Grosso
Da grande voglio fare l'astronauta

Lorenzo C. Loik
Lo psiconauta. Sballo in riviera

Lorenzo C. Loik
I sogni in bianco e nero di Jacopo Rabbi

Lorenzo C. Loik
Sullo specchio dell'ascensore noto sempre dei puntini bianchi

Anna Lajolo, Guido Lombardi
Bella è la luce del giorno

Guido Lombardi
Le storie che noi siamo

Guido Lombardi
Andiamo a vedere il mare

Guido Lombardi
Acqua dolce

Maurizio Pasqui
Due ruote, due matti, una tenda

Giovanni Rocca
Contratto per un viaggio

Franca Sira Sulas
Le rose del Bosforo

Edoardo Torre
I gatti rossi

G.B. Canepa ("Marzo")

La nonna era genovese

Il romanzo fu scritto dall’autore in francese durante un lungo periodo di esilio in Francia. Vi domina la figura della nonna materna, indomabile forgiatrice del proprio e dell’altrui destino. Sullo sfondo le vicende storiche italiane tra la metà del 1800 e l’avvento del fascismo.

Co-protagonista la piccola città di Chiavari, sulla riviera ligure di levante, con i suoi caruggi, i suoi personaggi singolari, il suo atavico culto del denaro.

Questa è la prima traduzione in italiano.
 

G.B. Canepa (Chiavari, 1896 – 1994), conosciuto con il nome di battaglia "Marzo", è stato celebre capo partigiano, giornalista e scrittore.
La sua vita fu quanto mai avventurosa: dalla ferita riportata in combattimento a Caporetto durante la prima guerra mondiale, ai cinque anni di confino a Lipari per il suo antifascismo; dalla partecipazione alla guerra civile di Spagna – ferito nella battaglia di Guadalajara –, alla collaborazione con Di Vittorio a Parigi; dai molteplici arresti e periodi di detenzione, all'evasione dalla fortezza di Essailon.

Renato Cenni (Firenze 1906 – Genova 1977), personalità artistica completa: pittore, scultore, incisore, disegnatore, regista cinematografico e critico d'arte.
 

La genesi del romanzo secondo l'autore

Durante l'esilio, quando venni espulso come indesiderabile dalle autorità francesi e perciò privo di permesso di soggiorno, e per di più messo al bando dal mio Partito (cosa di cui avrò modo di scrivere in seguito), dalle precarie condizioni in cui ero venuto a trovarmi, mi vidi costretto ad accettare l'ospitalità offertami da una ex vedette delle "Folies Bergères", Monna Vanna, che abitava col figlio nel Dipartimento del Varo, a Sanary. Vivevo con loro come un recluso, per non incappare nei poliziotti che non avrebbero esitato, come poi infatti accadde, a consegnarmi al Comando delle truppe fasciste che già occupavano il mezzogiorno francese.

Ebbene, per cattivarmi la loro benevolenza, m'ero spacciato per uno scrittore perseguitato perché antirazzista; e per ingannare il tempo m'ero messo a scrivere una specie di diario della mia vita avventurosa che via via andavo leggendo ai miei ospiti. In quelle pagine non mancavo di descrivere le mie origini umili, quali effettivamente sono: parlavo del nonno ch'era barbiere, e della nonna, figlia d'una lavandaia; ma, al tempo stesso spiegavo ai miei ospiti che il nonno barbiere e la nonna arrampicatrice sociale non erano mai esistiti, li avevo inventati per rendere più efficace la denuncia della grettezza della piccola borghesia del mio paese.

A distanza di tanti anni dunque, ancora non ero riuscito a liberarmi del complesso che m'avevano inculcato, e cioè che l'appartenenza alle classi umili avrebbe potuto nuocermi.

Quel diario, poi qualche giorno dopo la Liberazione, non so come, finì a Parigi nelle mani del compagno Nenni che si affrettò a portarmelo, incoraggiandomi a pubblicarlo; cosa che, lusingato, subito feci. E però, nonostante che le traversie subite avessero modificato la mia mentalità, lo pubblicai in lingua francese, così come l'avevo scritto, e in una edizione simbolica, destinata a ben pochi lettori: "Grandmare était génoise".

(Da Le cronache di una vita, Genova, 1983)